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Benedetta Caretta, vincitrice della seconda edizione di Io Canto si é aggiudicata una borsa di studio della durata di 4 settimane presso la New York Film Academy di NY. Il corso che Benedetta frequenterá nel luglio del 2011 é 4 Week HS Musical Theatre, diretto dal nostro VP Boyle.
Molti giornali e siti internet hanno parlato di questo evento questo un primo esempio:
“Facendo tesoro di una precedente esperienza “che mi ha aiutato a superare l’impatto col pubblico”, Benedetta si è aggiudicata così il percorso formativo di un mese presso la New York Film Academy che già è stato del primo vincitore Cristian Imparato: “Cristian è un fenomeno ed è anche un amico. ” tratto da tgcom.it
LA NEW YORK FILM ACADEMY è lieta di aver avviato un’importante collaborazione con la trasmissione televisiva IO CANTO in onda tutti i venerdì su Canale 5 dalle ore 21. Il vincitore della prima edizione di IO CANTO - Cristian Imparato - ha frequentato nel mese di Luglio 2010, un corso di studi presso la nostra struttura sotto l’attenta guida di VP Boyle Capo di Dipartimento del Musical Theatre Program della NYFA. VP BOYLE è considerato una leggenda nello straordinario mondo di Broadway e lui come molti altri dei nostri insegnanti altamente qualificati sono disponibili a visionare le vostre audizioni o i vostri filmati e a rispondere a qualsiasi domanda possiate avere sulla Recitazione Teatrale & Cinematografica e sulla Regia Cinematografica insegnate nei nostri programmi.
Per contattare il nostro corpo docenti o per maggiori informazioni in italiano sulla New York Film Academy e su tutti i nostri programmi:
Capri Art FIlm Festival
In collaborazione con:
New York Film Academy
Scuola di scrittura “Omero”
“Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra.” (John Donne, Meditation XVII) “Se un giorno i miei figli decidessero di fare questo mestiere, forse questa sarebbe l’unica scuola che gli indicherei.” (Alessandro D’Alatri riferendosi alla New York Film Academy) Non hai tempo per girare un corto? Noi Vi diamo addirittura tre giorni! Non hai né l’attrezzatura, né il posto né la troupe per girarlo? Noi Vi forniamo una Sony HVR-V1E e tutta l’attrezzatura necessaria. Capri, la più bella fra le location. E di troupe… ve ne diamo addirittura due. Con l’altra fateci pure quello che vi pare. Non ti senti sicuro? Non ti senti all’altezza? Non abbiate paura, vi affiancheranno insegnanti professionisti della New York Film Academy, una delle più importanti scuole di cinema a livello mondiale, che da più di 19 anni insegna a studenti provenienti da tutte le parti del globo l’arte del “Fare Cinema”. Inoltre per aiutarvi a sviluppare la sceneggiatura sarete seguiti da personale scelto dalla scuola di scrittura Omero, nata nel 1988, da sempre in collaborazione con i maggiori sceneggiatori italiani e con università italiane e americane. Ancora pensi che non potresti farcela? Allora forse è meglio che cambi mestiere! Se invece pensi che ce la potresti fare, puoi iscriverti a L’Isola, il workshop di cinema del Capri Art Film Festival aperto ad aspiranti registi, sceneggiatori ed attori. Regole di partecipazione Il concorso è aperto a tutti i registi, attori e sceneggiatori di qualsiasi nazionalità nati successivamente all’1-04-1980. Per i registi: Inviare un cortometraggio, realizzato al massimo tre anni prima dalla data di pubblicazione del presente bando, corredato da curriculum, al seguente indirizzo: via Vittorio Emanuele 50, 80073, Capri, NA (Associazione Capri Film Festival) Verranno selezionati i due profili che l’organizzazione riterrà più adeguati per la realizzazione del progetto. Per gli attori: Per una prima selezione bisogna inviare curriculum e tre foto (due primi piani e una figura intera) allo seguente indirizzo: via Vittorio Emanuele 50, 80073, Capri, NA (Associazione Capri Film Festival). I profili che l’organizzazione riterrà più interessanti verranno contattati per valutare tempi e modi per svolgere un piccolo casting via Skype o per la richiesta aggiuntiva di un supporto digitale in cui il candidato recita un monologo della durata massima di due minuti. Al termine della selezione verranno scelti i sei profili (tre maschi e tre femmine) ritenuti più idonei per la realizzazione del progetto. Per gli sceneggiatori: Inviare curriculum e una sceneggiatura della lunghezza massima di 2 cartelle (o comunque per la realizzazione di un cortometraggio della durata massima di due minuti) al seguente indirizzo di posta elettronica: lisola@capriartfilmfestival.com La sceneggiatura deve categoricamente contenere i seguenti elementi. - Ambientazione su di un isola - Due mani che si avvicinano come per stringersi (ma non è detto che si stringano) - Un traghetto che parte I tre punti possono essere interpretati a proprio piacimento e gli ultimi due non per forza in ordine cronologico. Si consiglia di utilizzare al massimo 3 personaggi principali. Per ovvi motivi realizzativi non verranno prese in considerazione sceneggiature che non rientrano in un ottica di produzione low budget (quindi non inserite inseguimenti in elicottero, draghi sputa fuoco e cose di questo genere). Verranno selezionate le due sceneggiature ritenute più idonee per la realizzazione del progetto. N.B. Per tutti i candidati è obbligatorio corredare le richieste di partecipazione con le seguenti dichiarazioni: 1) Si autorizza l’Associazione “Capri Film Festival”, organizzatore del Concorso, ai sensi della Legge 196/2003 e successive modifiche ed integrazioni, al trattamento anche informatico dei dati personali e ad utilizzare le informazioni inviate esclusivamente per tutti gli usi connessi al Concorso ed alle manifestazioni collegate. 2) Per i soli sceneggiatori, dichiarazione in cui l’autore afferma l’autenticità degli elaborati e la cessione dei diritti per un’eventuale pubblicazione da parte dell’Associazione “Capri Film Festival”. Se minorenni ambedue le dichiarazioni devono essere autorizzate dai genitori dell’autore. Il diritto di proprietà dell’opera rimane all’autore stesso. Qual è il termine entro cui inviare le richieste di partecipazione? Per segnalare la vostra candidatura e spedire i vostri lavori avete tempo fino al 01-04-10. Il workshop come e quando si svolge? L’organizzazione provvederà a contattare i profili di registi, attori e sceneggiatori che in base al materiale ricevuto riterrà più idonei per la realizzazione del progetto. Il workshop L’Isola si terrà dal 20 al 24 aprile 2010 nell’ambito del Capri Art Film Festival. Il workshop, che si terrà a Capri, grazie al personale e alla strumentazione messa a disposizione del comitato organizzativo, si pone l’obiettivo di realizzare un cortometraggio unico partendo da due sceneggiature diverse che hanno in comune dei piccoli elementi drammaturgici. Ogni regista ne girerà una avvalendosi della collaborazione del proprio cast, del proprio sceneggiatore e di persone qualificate pronte a dare un aiuto. In fase di montaggio le due parti verranno “fuse” così da dar vita a un prodotto unico, singolare, e forse per la procedura di esecuzione così originale mai visto prima. Il workshop è completamente gratuito. I 10 vincitori usufruiranno di una sistemazione gratuita, per tutta la durata della manifestazione, presso una struttura alberghiera di Capri scelta dall’organizzazione. Per quanto riguarda il vitto verranno indicati gli esercizi in cui potranno usufruire di convenzioni apposite per i partecipanti al Festival. I seminari di regia, recitazione e sceneggiatura tenuti dalla New York Film Academy e da i collaboratori della Scuola Omero sono completamente gratuiti. I viaggi di andata e ritorno per l’isola sono a spese dei partecipanti. Vivi di Cinema? Respiri Cinema? Allora incomincia a nuotare! Vieni sull’Isola! Contatti: Tommaso D’Antrassi: 329 2050321 Antonino Esposito: 349 1583890 lisola@capriartfilmfestival.com www.capriartfilmfestival.comVenerdi 2 Aprile uscirá al cinema il nuovo e attesissimo film di Alessandro D’Alatri! Non perdetevelo…
Sul Mare racconta la storia di Salvatore, un ventenne spensierato e semplice che di mestiere fa il barcaiolo e d’estate porta i turisti in giro intorno e a largo dell’isola mentre d’inverno lavora nei cantieri sulla terraferma, rigorosamente in nero. Un giorno conosce Martina, una studentessa di giornalismo di Genova giunta sull’isola per le sue immersioni. I due si innamorano e vivono una passionale storia d’amore, ma mentre per Salvatore lei diventa la cosa più importante e il centro di ogni suo pensiero, per Martina tutto è sempre complicato e non sembra essere mai pienamente felice. Quando la ragazza riparte per Genova, finisce l’idillio e sparisce dalla vita di Salvatore, cade in depressione.
Iniziato a girare il 3 settembre del 2009 per dieci settimane intensissime di riprese terrestri, marine, subacquee e aeree il film ha rappresentato una produzione a impatto zero sull’ambiente dell’incontaminata Ventotene anche perchè girato in maniera sperimentale con l’uso di nuove tecnologie digitali.
Sul Mare arriverà nelle sale dal 2 aprile prossimo distribuito da Warner Bros. in 250 copie, un film che racconta con spirito libero di un’Italia diversa da quella che si racconta di solito, di giovani fuori dai cliché, un prodotto piacevole dedicato a chi ha voglia di qualcosa di diverso.
Signor D’Alatri, il suo può essere definito un film anti-mocciano
Alessandro D’Alatri: Il mio film è un film a favore del cinema, più che contro qualcosa o qualcuno. Per me non ci sono giudizi più importanti di quelli che può dare il pubblico pagante, ho realizzato Sul Mare con tanto amore e per tornare a respirare un po’ d’aria pulita, fate conto che sia il mio secondo film d’esordio. Volevo mettermi in gioco e cambiare radicalmente, tornare a giocare con nuove dimensioni per fare un cinema che non vive con la sofferenza della paura di sbagliare, una paura che purtroppo mortifica quest’arte e oggi anche il nostro paese.
Col pretesto di parlare d’amore, il film parla delle morti bianche…
Alessandro D’Alatri: Non ho inventato io questa formula ‘mista’, essa risponde ai canoni di un cinema che mi piace molto e che oltre a raccontare temi di intrattenimento ha anche un contenuto di fondo di grande importanza a livello umano. E’ la tradizione della grande commedia all’italiana, per fare qualche esempio impegnato potrtei citare Tutti a casa, La grande guerra o Una vita difficile, o uno più scanzonato come Il Vigile. Credo che questa amarezza di fondo e questa dicotomia sia nel DNA del nostro cinema, si cerca in questo modo di evitare squilibri. Devo anche confessare che la scrittura di Anna (Pavignano) mi ha aiutato moltissimo, è stata un’occasione meravigliosa per fare tanti esperimenti, ero fermo da qualche tempo ma non per mancanza di occasioni, aspettavo di poter tornare di nuovo a giocare con il cinema.
Quanto deve alla Warner per la realizzazione di questo film?
Alessandro D’Alatri: La combinazione di elementi presenti nel romanzo di Anna non ha solo reso possibile il mio ritorno con entusiasmo ma ha fatto in modo che la Warner si innamorasse di questo progetto, è molto importante che una grande distribuzione abbia voluto scommettere su un film come questo, su due attori sconosciuti, fatto con delle tecnologie totalmente innovative, con contenuti che non sono quelli di solito offerti per il grande pubblico. Questo film è stato il più costoso della mia carriera, ma non parlo in termini economici perchè il capitale più grande era l’entusiasmo e la passione di tutti i miei collaboratori. Ho realizzato questo film con un gruppo di persone che hanno sposato insieme a me la voglia di tornare a fare un cinema adolescenziale, di divertirsi senza paura, tornare alle origini ogni tanto fa bene, ha fatto bene credo anche al film. Abbiamo usato cinque supporti digitali differenti a seconda della difficoltà delle ripresa e pensate che i laboratori che hanno lavorato in post-produzione hanno fatto operazioni di un certo tipo per la prima volta. Il film è girato interamente in 35mm con una macchina del costo di 8mila euro, e i risultati sono stupefacenti.
Come ha scelto i due protagonisti?
Alessandro D’Alatri: Non volevo fare cose raffazzonate e prendere attori 35 enni per far recitare loro ruoli da ventenni. Non volevo un’operazione commerciale e pubblicitaria, volevo due nuovi talenti, due volti freschi, due fisionomie e due regionalità ben definite. Ho cercato tra i curriculum formativi, so che suona strano che questo sia accaduto in un paese in cui tutti pensano che i curriculum non servono a niente. Ho trovato da subito il loro cammino di studi molto interessante, avevano fatto seminari e tanti corsi di recitazione e questo mi ha fatto molta simpatia. Insieme a loro due, ho fatto una ricostruzione dei due personaggi, seguendo un filiera creativa ben delineata. L’uso del digitale poi ha aiutato anche loro due, come per magia ha fatto sparire l’ansia di sbagliare.
Voi da attori come avete vissuto queste esperienza con D’Alatri?
Martina Codecasa: Io mi sono immediatamente appassionata alla storia, da ventenne comprendevo pienamente quel che accadeva e la loro psicologia, avevo paura che il mio personaggio potesse risultare antipatico e qualche problema l’ho avuto, perchè non è stato facile far uscir fuori che quella che sta veramente male tra i due è lei. E’ stata importante la comprensione del personaggio insieme ad Alessandro, è stato grandioso, non ci ha fatto pressioni mai, ci ha trasmesso grande sicurezza.
Dario Castiglio: Per me la cosa più bella è stata il provino, una cosa molto interessante, di solito un attore quando va a un provino ha le battute o un testo e viene chiamato a recitare. Alessandro mi ha dato il libro e mi ha detto “domani ti farò un’intervista da personaggio, nei panni di Salvatore”. Così è iniziato lo studio del mio personaggio, su ‘chi’ è Salvatore non su ‘com’è’ Salvatore. Abbiamo fatto lunghe chiacchierate con i barcaioli di Ventotene, per capire come ragionano, come vivono, come gestiscono il quotidiano, è stata un’esperienza diversa dal solito, io avevo solo studiato e fatto piccole cose, con Alessandro ho potuto esprimere quello che ho imparato in questi anni, ho potuto mettere in pratica il mio lavoro finalmente. A 23 anni ho vissuto un’esperienza fantastica.
Signora Pavignano, come nasce questo romanzo?
Anna Pavignano: Nasce da un incontro, facevo un giro per le isole del Mediterraneo e mi era piaciuta particolarmente Ventotene. Salvatore esiste veramente, è un ragazzo che ho conosciuto veramente e con il quale ho fatto insieme ai miei figli un giro in barca, ricordo che ci portò a largo e ci consigliò di farci lì bagno, lui nel mentre dormiva. Ricordo che pensai “caspita che lavoro che fa questo ragazzo, e chi l’ammazza!”. Poi durante il ritorno gli chiesi cosa facesse d’inverno e lui mi ha raccontato la storia del lavoro in nero ai cantieri, con una faccia che esprimeva tutto il suo disagio, gli si leggeva in volto la non voglia di fare questo secondo lavoro, ricordo anche che parlava molto poco ma che da come gesticolava e dal suo sorriso si capiva che era molto soddisfatto della sua vita da barcaiolo. Tutto il resto è inventato.
Come le è venuto di aggiungere l’elemento delle morti bianche nei cantieri?
Anna Pavignano: Avevo voglia di raccontare la vita di un ragazzo che fa un lavoro nero, che corre il rischio ogni giorno, avevo in mente questo gioco di parole e colori, lavoro nero e morte bianca, qualcosa che si sposava narrativamente con i colori dell’isola, perchè Ventotene colpisce proprio per i suoi splendidi colori accesi. Questa bella vita estiva, intensa e piena di sentimenti, andava raccontata, perchè a mio avviso troppo spesso si racconta la morte di certi ragazzi e non la vita. Forse anche perchè certe morti sembrano più ingiuste di altre.
E’ vero che non ha preso attori noti perchè alla fine i nomi sono sempre gli stessi?
Alessandro D’Alatri: Fa parte del mio percorso scegliere attori non noti per i film, l’ho fatto dal mio primo film con Kim Rossi Stuart e poi con Fabio volo e i [PEOPLE]Negramaro[/PEOPLE], ma stavolta era ancora più sentita questa cosa. Quando da spettatore vado al cinema mi colpisce il fatto di non conoscere gli attori che recitano, mi accade soprattutto con i film orientali. E’ in quel momento che il cinema torna magico, torna ad avere quella tridimensionalità e non percepisco più la pesantezza dei curriculum e delle carriere. Non biasimo nessuno, volevo trasmettere questa mia emozione al pubblico. Ho attinto al teatro napoletano e ho scelto quasi tutti attori agli esordi. Pensate che anche il cammeo di solito mi disturba, diventa a mio avviso un’ostentazione in più. Il mio film necessitava di questa verginità dei personaggi, era indispensabile ai fini della sua credibilità.
La figura paterna come il ruolo della famiglia è molto presente nella storia…
Alessandro D’Alatri: La famiglia perfetta non esiste, ma esiste la famiglia presente, è stato bello raccontare la modernità della famiglia di Salvatore, sì fortemente radicata nella terra e rinchiusa in un isolamento culturale molto accentuato, ma c’è una presenza forte nella vita del ragazzo contrapposta all’assenza della famiglia di Martina. Salvatore è un ragazzo diverso dalla massa, non ha la macchina non ha la moto, lui ha la barca, è distante dai parametri cui siamo abituati dal cinema e dalla tv, con questo film ci si rende conto che esiste un’altra Italia, che possiamo recuperare l’innocenza che abbiamo nelle nostre anime ma che è stata sepolta sotto una valanga di detriti. Quando la festa del paese chiude la stagione e l’isola rimane chiusa e cala l’inverno c’è solo una cosa che resta: la famiglia. Forte ma non chiusa, aperta alla modernità.
Con Commediasexi ha anticipato di 3 o 4 anni la degenerazione della nostra società, gli scandali sessuali, e tante altre cose. Aveva intercettato qualcosa che a noi tutti era sfuggito…
Alessandro D’Alatri: La cosa bella di questo mestiere è che si diventa come una sorta di antenna, un ricettore di fenomeni sociali, è sicuramente un vantaggio per me perchè io sono un osservatore di comportamenti e come tale sono divenuto un cineasta. Credo sia una grande tradizione del cinema italiano quella di anticipare i tempi, in CommediaSexi ho messo cose che erano sotto gli occhi di tutti ma la cosa buffa e triste è che c’è anche chi non le vede. Il cinema è vita e se contiene la vita e la trasuda anche nelle cose più semplici come il divertissement allora va benissimo, il problema è quando il cinema non contiene vita e non racconta la vita.
Interviste tratte da www.movieplayer.it a cura di Luciana Morelli
Dialoghi divertenti, poca azione e uno straordinario Cristoph Waltz: è il nuovo Tarantino, senza clamori!
L’attesissimo Inglourious Basterds (da noi Bastardi senza gloria) di Tarantino arriva finalmente in sala: venerdì 2 ottobre, in 400 copie con Universal.
La storia è nota: un gruppo di soldati ebrei Usa, reclutati e comandati da Brad Pitt(tenente Aldo Raine), si rende protagonista nella Francia occupata di efferate azioni di guerriglia contro i nazisti, presi a mazzate e per i capelli (ogni basterd deve riportare a Raine 100 scalpi…).
Ma in realtà questa violenza é più raccontata che mostrata: le scene pulp si contano su tre dita, mentre alla ribalta viene portata la parola, il dialogo, con il vero protagonista del film: il formidabile attore austriaco Christoph Waltz, nei panni del colonnello SS Hans Landa,”il cacciatore degli ebrei”, dall’eloquio ironico, dialettico, colto e poliglotta.
É lui a mettere in ombra non solo Pitt, ma anche la missione dei basterds: mettere a ferro e fuoco una sala cinematografica parigina dove si terrà la premiere, alla presenza di Hitler e Goebbels, di Nation’s Pride, sulla gloria dell’esercito tedesco. Sarà proprio Landa a smascherare Raine e accoliti, spacciatisi per italiani (!), ma a vanificare il suo intervento ci penserà la vendetta della giovane Shosanna (Melanie Laurent), a cui l’SS, « gatto per i topi » ebrei, aveva sterminato la famiglia.
Nel cast anche Diane Kruger, Eli Roth, Michael Fassbender, colonna sonora su spartito spaghetti-western - non è l’unico tributo di Tarantino al genere - di Ennio Morricone, Bastardi senza gloria deve il titolo a quello pressoché identico con cui fu distribuito negli States Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari (1977) : Tarantino ne ha acquisito i diritti, non - ha precisato - per farne un remake, ma per poterne utilizzare il titolo, appunto.
Il film si apre con la sua scena migliore, di chiara derivazione western, ovvero l’interrogatorio di Landa a un francese che nasconde sotto casa degli ebrei: tortura dialettica e linguistica, la sequenza assorbe e affina in termini performativi la lezione dialogica del Tarantino migliore, quello che ha regalato alla settima arte il nonsense verbale de Le iene, Pulp Fiction e Jackie Brown.
Qui e negli altri duelli di parola di Landa-Waltz, giustamente premiato a Cannes, sta la forza del film, che viceversa si stiracchia con stanchezza a tratti palese per due ore e 40 minuti in cui poco succede: è sul versante action - il genere war-movie di riferimento la vorrebbe serrata e travolgente – che latita, come pure sul fronte dell’iperviolenza - due o tre scalpi non fanno splatter - e del movimento puro, con il montaggio che se la prende comoda.
Insomma, un Tarantino paroliere, grande direttore di attori, creatore di un personaggio, Landa, da antologia, ma insieme poco interessato alle azioni, e all’azione, dei basterds a cui ha dedicato il titolo.
Se con la morte in sala di Hitler e con l’oggettiva responsabilità della macchina cinema nella sua fine, Quentin dimostra di credere ancora che la settima arte possa cambiare il mondo, cui appartiene questo film apolide (“Non sono un filmaker americano”), vogliamo crederci anche noi, ma il maccaroni-combat Inglourious Basterds non sposta le gerarchie interne della sua filmografia.
Articolo di Federico Pontiggia tratto da cinematogrfo.it
Articolo tratto www.filmissimo.it/
L’82° edizione della cerimonia di assegnazione degli Oscar si terrà il 7 marzo 2010. Rispetto agli altri anni con qualche giorno di ritardo.
Le candidature invece sono già state rese note il 2 febbraio del 2010.
In questa occasione ci sarà una novità molto importante, i film candidati agli Oscar 2010 non saranno 5, come eravamo abituati, ma ben 10, …il doppio !!!
Dopo l’eliminazione fin dalle prime battute di “ Baaria ” di Giuseppe Tornatore, film candidato ufficiale dell’Italia ,c’è ancora una speranza per gli italiani di vedersi assegnare qualche Oscar per la fotografia, sceneggiatura e make-up :
Mauro Fiore Direttore della fotografia (Avatar)
Alessandro Camon Sceneggiatore (The Messenger)
Aldo Signoretti e Vittorio Sodano Truccatori (Il Divo)
Interessante , inoltre, sarà la gara tra “ The Hurt Locker ” di Kathryn Bigelow e “ Avatar ” di James Cameron entrambi con 9 nominations. Vedremo chi riuscirà tra i due ex coniugi a spuntarla.
Ed ora in attesa della notte degli Oscar 2010 ecco la lista delle nominations:
Miglior film
Avatar
The Blind Side
Bastardi senza gloria
District 9
An Education
The Hurt Locker
Precious
Tra le nuvole
A Serious Man
Up
Migliore regista
James Cameron – Avatar
Kathryn Bigelow – The Hurt Locker
Quentin Tarantino – Bastardi senza Gloria
Lee Daniels – Precious
Jason Reitman – Tra le nuvole
Migliore attore protagonista
Jeff Bridges – Crazy Heart
George Clooney – Tra le nuvole
Colin Firth – A Single Man
Morgan Freeman – Invictus
Jeremy Renner – The Hurt Locker
Migliore attrice protagonista
Sandra Bullock – The Blind Side
Helen Mirren – The Last Station
Carey Mulligan – An Education
Gabourey Sidibe – Precious
Meryl Streep – Julie and Julia
Miglior attore non protagonista
Matt Damon – Invictus
Woody Harrelson – The Messanger
Christopher Plummer – The Last Station
Stanley Tucci – Amabili resti
Christoph Waltz – Bastardi senza Gloria
Migliore attrice non protagonista
Penelope Cruz – Nine
Vera Farmiga – Tra le nuvole
Maggie Gyllenhaal – Crazy Heart
Anna Kendrick – Tra le nuvole
Monique – Precious
Migliore sceneggiatura non originale
Neill Blomkamp – District 9
Nick Hornby – An Education
Jesse Armstrong, Simon Blackwell, Armando Iannucci e Tony Roche
Geoffrey Fletcher – Precious
Jason Reitman – Tra le nuvole
Migliore sceneggiatura originale
Mark Boal – The Hurt Locker
Quentin Tarantino – Bastardi senza gloria
Oren Moverman e Alessandro Camon – The Messenger
Joel e Ethan Coen – A Serious Man
Pete Docter e Bob Peterson – Up
Migliore film straniero
Ajami – Israele
El Secreto de sus Ojos – Argentina
The Milk of Sorrow – Perù
Un profeta – Francia
Il nastro bianco – Germania
Migliore film d’animazione
Coraline
Fantastic Mr. Fox
La principessa e il ranocchio
The Secret of the Kells
Up
Migliori scenografie
Avatar
Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo
Nine
Sherlock Holmes
The Young Victoria
Migliore fotografia
Avatar
Harry Potter e il Principe Mezzosangue
The Hurt Locker
Bastardi senza gloria
Il nastro bianco
Migliori costumi
Bright Star
Coco avant Chanel
Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo
Nine
The Young Victoria
Miglior montaggio
Avatar
District 9
The Hurt Locker
Bastardi senza gloria
Precious
Miglior Make Up
Il divo
Star Trek
The Young Victoria
Migliore colonna sonora
Avatar
Fantastic Mr.Fox
The Hurt Locker
Sherlock Holmes
Up
Migliore canzone originale
“Down in New Orleans” – La principessa e il ranocchio
“Almost There” – La principessa e il ranocchio
“Loin de Paname” – Paris 36
“Take It All” – Nine
“The Weary Kind (Theme from Crazy Heart)” – Crazy Heart
Miglior Sound Editing
Avatar
The Hurt Locker
Bastardi senza Gloria
Star Trek
Up
Miglior Sound Mixing
Avatar
The Hurt Locker
Bastardi senza Gloria
Star Trek
Transformers – La vendetta del Caduto
Migliori effetti speciali visivi
Avatar
District 9
Star Trek
Migliore documentario
Burma VJ
The Cove
Food Inc.
Which Way Home
Miglior corto documentaristico
China’s Unnatural Disaster: The Tears of Sichuan Province
The Last Campaign of Governor Booth Gardner
The Last Truck: Closing of a GM Plant
Music by Prudence
Rabbit à la Berlin
Miglior cortometraggio d’animazione
French Roast
Granny O’Grimm’s Sleeping Beauty
The Lady and the Reaper (La Dama y la Muerte)
Logorama
A Matter of Loaf and Death
Miglior cortometraggio
The Door
Instead of Abracadabra
Kavi
Miracle Fish
The New Tenants
By Maryon
Nel 1954 gli agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule vengono inviati su Shutter Island alla ricerca di una paziente, Rachel Solano, fuggita inspiegabilmente dal manicomio criminale di Ashecliffe che sorge sulla remota isola al largo di Boston.
Durante il loro soggiorno una tempesta interromperà i collegamenti con la terraferma e Teddy dovrà combattere i propri demoni e la mancata elaborazione della perdita di sua moglie.
Solitamente si fa risalire l’inizio dell’applicazione sperimentale della terapia di gruppo ai primi del novecento, pratica inizialmente in uso al Massachussets Hospital di Boston e, successivamente con l’applicazione dello Psicodramma all’abreazione dei traumi da guerra si raggiunsero risultati inaspettati nella cura delle psicosi. Lehane imbastisce un’elaborata costruzione di traumi pregressi e successive elaborazioni e Scorsese usa la sua ormai nota abilità nel costruire le atmosfere per rendere al meglio le ossessioni dei suoi protagonisti.
Prima ancora di essere un luogo, Shutter island è uno spazio all’interno della mente di chi si trova invischiato nella ragnatela tessuta dalle angosce della guerra fredda, che per anni hanno avvelenato il cuore e il cervello di molti americani. Il terrore rosso diviene qui in primo luogo un terrore nero. L’anima nera dell’Europa nazista ha scavato un solco profondissimo nel cuore di chi si è trovato ad aprire il vaso di Pandora dei campi di concentramento. E a partire da questo che il protagonista, un intenso Leonardo Di Caprio, si trova a fare i conti con la follia. Il luogo di scontro è apparentemente un’isola/manicomio/carcere federale da cui fuggire è impossibile. Ma il vero territorio di combattimento è nella mente. La posta in palio è la sanità mentale di chi ne ha viste davvero troppe.
L’unico sentimento possibile è la diffidenza, che presto degenera in vera e propria paranoia.
E trovandoci all’interno di un manicomio criminale ci sarà di certo un ottimo motivo per coltivarne quanto basta a rendere vischiosa la percezione e melmoso il lavoro che si è chiamati a compiere.
La melma avvolge il pensiero e le azioni si fanno confuse. E quando lo spettatore avrà la sensazione di aver capito, probabilmente subirà un leggero disorientamento. Nulla al confronto con quello che Teddy scoprirà sull’isola.
Nulla davvero se confrontato con quello che alla fine il tutto nasconde.
Scorsese compie un’operazione di accurata chirurgia e rende come in uno psicodramma la rappresentazione della follia che permea le pagine del riuscito romanzo di Dennis Lehane.
Essa prima ancora di abitare a Shutter Island si è senz’altro trasferita là dalla vita vera, in primo luogo dall’esperienza della guerra e la sola vista dei campi di concentramento basta a suggerire il sospetto che solo il ritorno alla follia possa guarire un animo malato.
L’atmosfera è sicuramente il punto di forza di quello che finisce per essere l’ennesimo lavoro ben fatto dell’ultimo periodo di Scorsese. Un periodo che regala allo spettatore dei bei film certo, ma è da tempo che non produce ormai nessun capolavoro. Di Caprio ce la mette davvero tutta, e i risultati non sono certo disprezzabili.
Del resto Scorsese ha alle spalle un’enorme esperienza nel lavoro con gli attori, ma non sempre l’alchimia che ha creato intense collaborazioni in passato si può riprodurre.
Tutti comprimari offrono con naturalezza una recitazione composta e convincente, con una menzione speciale per l’ambiguo Ben Kingsley, che coniuga con maestria la rigidità data dal ruolo con l’umanissima pena per i mali dell’anima.
La regia perfetta induce angoscia nello spettatore alla sola vista del faro, mentre i flasback leggermente didascalici sfilacciano a mano a mano la percezione del reale da parte di Teddy, che inconsapevolmente scivola sempre di più all’interno del delirio operato da una mente in fuga dal proprio passato.
E se “perfetto” è l’aggettivo che a più riprese viene in mente a proposito di questo ultimo lavoro del maestro, è pur vero che spesso esso è sinonimo di freddezza. Come a dire che Scorsese rimane un grande regista, ma che col tempo quello che ha guadagnato in perfezione ha purtroppo speso in calore.
Ma forse quel che affermiamo potrebbe esser frutto di un momentaneo eccesso di follia.
E sarebbe perdonabile comunque, se ad indurlo fosse stata la malsana atmosfera di Shutter Island.
Recensione di: Anna Maria Pelella su www.cinemalia.it
Dicono tutti che questo film é divertentissimo!!!
Su www.repubblica.it ho trovato questa recensione, spero vi piaccia:
Avevano già recitato insieme, quattordici anni fa, in un film non certo indimenticabile come Soluzioni estreme. Ma visto che lui, Hugh Grant, è il campione maschile delle commedie romantiche, e lei, Sarah Jessica Parker, un’icona di stile, un loro nuovo incontro, in un’ottica ben più brillante e patinata, era inevitabile. E così eccoli qui di nuovo, a fare coppia - da protagonisti - in Che fine hanno fatto i Morgan?, appena sbarcato nelle nostre sale.
Scritta e diretta dallo specialista Marc Lawrence (Scrivimi una canzone, Due settimane per innamorarsi),la pellicola punta molto sulla popolarità e sull’appeal delle due star ormai non più giovanissime: quello più ironico e sottotraccia di Grant, e quello più glamour della reginetta di Sex & the City. Qui i due interpretano un marito e una moglie newyorkesi in crisi matrimoniale, schiavi dei loro rispettivi blackberry e dei loro assistenti personali. Ma quando lui, Paul, invita lei, Meryl, a cena, in un tentativo di riconciliazione, arriva l’imprevisto che cambia tutto: diventano testimoni di un crimine, vengono inseriti nel programma protezione testimoni e sono costretti a lasciare la metropoli.
La loro nuova destinazione è nella natura e nella vita decisamente più semplice del Wyoming, in un piccolo paese di cowboy. Dove - aiutati anche dal capo dei federali Clay (Sam Elliot) e da sua moglie Emma (Mary Steenburgen) - dovranno tentare di ricostruire una vita diversa, lontani dalla frenesia e dalle comodità di New York. E con un killer in agguato…
Insomma, una classica commedia hollywoodiana con divi molto popolari, un amore da ricomporre, equivoci e imprevisti a condire la storia. “Ci sono molti film - romantici - ha spiegato Hugh Grant, che del genere sicuramente se ne intende - ma poche sono realmente divertenti come questa”. Quanto alla lavorazione, le scene più complesse non sono state quelle girate nella Grande Mela, ma nel selvaggio New Mexico (che sullo schermo è diventato il Wyoming): animali, fucili, e altre situazioni stile cowboy.
n particolare, i due attori protagonisti hanno giurato che non dimenticheranno mai la sequenza che hanno dovuto girare con un orso vero - per quanto si trattasse di un attore già sperimentato in altri film, tra cui Il Dottor Dolittle 2. “All’inizio è stata un’esperienza terrificante”, ha raccontato Grant. “Ero davvero terrorizzata”, gli ha fatto eco la Parker. Che si è anche esibita in una scena in cui le viene insegnato a mungere una mucca: e per una abituata a indossare, sullo schermo, abiti da migliaia di dollari e scarpe Manolo Blanhik, è stato un bel contrappasso…
Di CLAUDIA MORGOGLIONE
Il film “A single man”, film presentato alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia (2009), è il nuovo film diretto dal regista Tom Ford che uscirà nelle sale italiane il 15 gennaio 2010. Nel Cast del film “A single Man” ci sono i due grandi attori Colin Firth e Julianne Moore. La sceneggiatura del film è stata adattata attraverso una rielaborazione personale del regista: il film “A single man” è infattitratto dal romanzo omonimo scritto da Christopher Isherwood, provocatorio scrittore inglese. Il film “A single man” racconta di un uomo solo (il personaggio di George interpretato da Colin Firth) che non rifiuta mai di vivere le gioie e le sofferenze, che aspetta la morte ma sazio di vita. Un film sulla reciprocità dei due concetti universali di Vita e Amore, un amore omosessuale che però non diventa il tema esclusivo del racconto. Il protagonista del film “A single man” (Colin Firth) si lascia trasportare dal sentimento dell’ amore che va oltre la morte fisica dell’ uomo amato, si fa portatore di un dolore universale dato dalla scomparsa della persona amata. Il film “A single man” è un film melodrammatico e sentimentale: il protagonista del film rivive il suo amore negli oggetti e negli spazi che ha condiviso con la persona amata. La storia del film “A single man” è semplice e carica di interiorità. La fotografia di Eduard Grau e la musica di Shigeru Umebayashi ricercano (come il protagonista del film “A single man”) la bellezza e l’ armonia perduta. Le luci e i suoni del film “A single man” infiammano e sgelano il clima di “guerra fredda” che fa da sfondo alla storia dell’ America negli anni Sessanta. In questo modo, con un unico film, il regista Tom Ford e il suo “A single man” (Colin Firth) conquistano un posto nella storia del cinema. Il film “A single man” uscirà al cinema dal 15 Gennaio 2010.