“Due vite per caso”, uno sguardo su un’Italia profondamente malata

Primo film italiano in concorso nella sezione Panorama, Due vite per caso di Alessandro Aronadio gioca con il caso e offre a Matteo il modo di reagire agli eventi che lo aspettano dietro l’angolo. Una notte il caso apre nella vita di Matteo Carli due possibili realtà a seconda che accada o meno un fatto. L’auto sulla quale viaggia insieme ad un amico a causa dell’asfalto bagnato, nella prima chance va a urtare contro l’auto di due poliziotti in borgese, scatenando l’ira violenta dei due e innescando una concatenazione di eventi che porterà Matteo lungo mille difficoltà ad un probabile processo per resistenza a pubblico ufficiale, nonostante le botte ricevute dai due amci. I mesi passano inesorabili e il protagonista pieno di problemi legati soprattutto ad una cronica insoddisfazione personale, cerca malgrado tutto di reagire, non senza rinunce e ripensamenti. Nella seconda chance invece, l’auto non urta quella della polizia e questo rimette tutto in gioco consegnando la sua vita verso un orizzonte radicalmente diverso rispetto alla precedente possibilità.
Sguardo su un’Italia profondamente malata - Due vite per caso, opera prima di Alessandro Aronadio, è la prima pellicola italiana a partecipare in concorso nella sezione Panorama, al Festival di Berlino. Un film sorprendentemente diverso dai modelli narrativi ai quali il cinema italiano ha abituato lo spettatore. Infatti Aronadio si serve del tema del doppio e del caso per parlare, attraverso il suo personaggio, di un’Italia profondamente malata. Un paese che sembra aver perso la bussola sia dal punto di vista sociale che economico.
I due Matteo - Ciò che però il regista non fa, giustamente, è quello di presentarci i due “Matteo” come l’uno speculare all’altro. Infatti dai due ipotetici risultati a quell’evento iniziale, non emergono il Matteo bianco e quello nero, il buono o il cattivo ma una possibilità di risposta ad eventi casuali. Matteo nella prima versione così come nella seconda, possiede gli stessi sentimenti, la stessa rabbia, la stessa delusione, la stessa voglia di reagire. Solo che le pedine che il caso mette una dietro l’altra, spostano il suo modo di reagire. In entrambi i casi ad emergere è lo stato della nostra società che interferisce nel bene e nel male nell’agire umano.
Un gruppo di bravi attori a servizio della storia - Un ruolo importante è affidato proprio a questi tasselli che prendono vita attraverso i personaggi che ruotano intorno alla vita del protagonista e che rimodulano anch’essi l’agire a seconda che accada o meno l’evento di partenza. Un gruppo di bravi attori a servizio della storia. Essi servono a Matteo come Matteo serve a loro. Sullo sfondo i numerosi fatti di cronaca e violenza che hanno visto attraversare l’Italia negli ultimi anni: dal G8 di Genova alle violenze sulle donne, alla crescente intolleranza nei confronti degli immigrati. Quello di Aronadio è un film che ha la capacità di parlare al cuore di ognuno di noi attraverso lo stimolo di questo o quel “nostro noi stesso” che in un momento non tanto preciso si trova a confrontarsi con la realtà. Altro punto di forza del film si trova nella musica capace di sottolineare i diversi momenti del film: gli stati d’animo, le azioni. Per una volta, cosa rara nel nostro cinema, il genere e i suoi codici cinematografici servono una pellicola funzionale e coraggiosa.
di Davide Zanza da www.tiscali.it